INGREDIENTI PER COSTRUIRE UNA RELAZIONE FELICE

Un argomento molto interessante quanto importante per il benessere della nostra vita.

Questa volta comincerò riportando l’intervento della psicologa Mehry Robiati che trovate qui sotto, e poi darò la mia opinione sull’argomento.

Dottoressa Mehry Robiati, quali sono gli ingredienti fondamentali per costruire una relazione felice?

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Quando si vuole cominciare un progetto di coppia, come prima cosa è bene conoscere se stessi, le proprie qualità ed i propri punti deboli. E’ importante conoscere bene l’altro ma indipendentemente da questo ci sono alcuni ingredienti fondamentali.

Tutti parlano di amore, unità, fedeltà. Io aggiungerei lealtà, sincerità e soprattutto un grande lavoro e sforzo.

Quando noi camminando vediamo un bellissimo giardino fiorito, con le aiuole ben curate, gli alberi ben sistemati, pensiamo, quanto lavoro c’è dietro questo risultato. Chissà quanti sacrifici hanno fatto questi giardinieri.

Stessa cosa quando vediamo un campo agricolo con dei bellissimi vigneti ed alberi ricchi di frutta.

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Ma stranamente quando vediamo una coppia felice od una famiglia unita con figli ben educati, la prima cosa che pensiamo è a quanto siano fortunati.

Nella vita dietro ad ogni risultato, c’è tanto lavoro, sforzo e sacrificio.

Ecco io penso che questo sia l’ingrediente fondamentale per costruire una relazione.

Come da titolo e del resto l’intervista lo conferma, non esiste una formula magica o matematica che possa assicurare la buona riuscita di una relazione. Non esistono assicurazioni matrimoniali ma tutta una serie di ingredienti che sono importanti.

Tuttavia non facciamoci illusioni. Ho visto personalmente alcune coppie che avevano tutti i numeri in regola, tutti gli “ingredienti”noti ma non sono durati molto comunque, al contrario altre coppie più mancanti proseguire felicemente nel percorso.

E qui io mi collego per aggiungere un ingrediente: la volontà.

Perché i matrimoni dei nostri nonni, bisnonni e genitori (i fortunati fra noi) duravano di più?

Loro piuttosto si mozzavano una mano, volevano a tutti i costi arrivare fino in fondo.

Tuttavia siamo già usciti un po’ dall’argomento perché qui si parla non per forza di matrimonio e non del far durare una relazione a tutti i costi.

Personalmente credo che non abbia senso proseguire troppo a lungo in un percorso lungo, eterno ma infelice e triste.

Qui infatti si parla di come costruire una relazione felice, che non va frainteso con una relazione duratura ma di facciata e neanche con una relazione perfetta. Infatti momenti di tensione e tristezza sono parte inevitabile di un percorso, ma nel complesso mi riferisco a  qualcosa di stabile e sereno.

Ancora più importante della volontà, il desiderio, lo sforzo, vi è un ingrediente da non dimenticare mai: sei tu!

Se infatti sei una persona felice, allegra, simpatica e radiosa, è molto probabile che porterai queste caratteristiche all’interno della coppia, arricchendola di gioia.

Se anche il/la tuo/a partner è allegro, stabile, sereno, è quasi inevitabile che si respirerà un clima molto piacevole e che le giornate trascorreranno piacevoli anche quando ci sono alcune difficoltà.

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Purtroppo, se invece sei un po’ lunatico, aggressivo, facilmente irritabile, permaloso, aumentano le probabilità che la torta sia un po’ più amarognola e che tensioni, litigi prendano il sopravvento.

Insomma Chi sei? Chi è il tuo Partner?

Pensaci bene e inizia a lavorare su te stesso prima di trovare la fidanzata/o.

Come stai ora determinerà come starete insieme. La maggior parte delle persone commette l’errore di pensare che sarà il matrimonio od il fidanzamento, come per magia,  a risolvere tutto.

Impara ad essere felice, sereno, stabile da solo e con gli amici.

Quando arriverà il momento di iniziare una relazione di coppia sarai già a buon punto!

Un’altra combo di ingredienti fondamentali che reputo fondamentale è:

“Flessibilità-soglia di tolleranza-capacità di adattamento.”

Chi ha vissuto all’interno di un matrimonio o di una lunga relazione sa bene quanto sia fondamentale. Da parte mia, questa è una delle prime caratteristiche che osservo in una persona per stabilire se voglio andare avanti o meno.

Per quanto possiamo essere innamorati, il percorso che ci attende è ricco di “magagne”, imprevisti e “casini”. Le persone rigide e con una bassa soglia di tolleranza ti faranno diventare matto rifiutandosi di accettare le cose come stanno, ingigantendo i problemi anche più piccoli, specialmente quando la passione comincerà ad affievolirsi ( succede sempre per tutti).

Adoro invece chi con tranquillità sorride ai tuoi difetti e ti corregge ricordandosi di non essere perfetto/a.

L’esperienza e la maturità.

Molti, specialmente all’interno di gruppi e comunità religiose pensano che bastino i buoni consigli della mamma, alcuni libri sull’argomento, buoni principi, trovare una/o brava/o ragazza/o, ed è fatta.

Personalmente penso che questo sia molto pericoloso. L’ho visto direttamente coi miei occhi su esperienze di amici e conoscenti che si sono buttati in relazioni, matrimoni senza avere la minima idea pratica di cosa volesse dire, poi, si sono ritrovati smarriti in mezzo all’oceano.

Chi non ha idea di cosa voglia dire vivere all’interno di una relazione, difficilmente sa davvero cosa vuole e come si affrontano certe situazioni. Per quello ci vuole tempo. Ci vuole tempo anche solo per imparare il “come si fa a conoscere un partner”? Buttarsi a capofitto in una relazione seria come il matrimonio è troppo rischioso.

Sono in moltissimi ancora a farlo, non solo in paesi Orientali e del sud del mondo ma anche qui in Occidente e Nord Europa.

Insomma l’esperienza, intesa anche come maturità, età, capacità di affrontare nella pratica le situazioni è fondamentale ma è illusorio pensare che visto che uno ha 10-20 anni di esperienze in relazioni, matrimoni e divorzi possa essere il guru e consigliere di nessuno. L’esperienza non fa in automatico la maturità e c’è chi non cresce mai.

Altro ingrediente a cui pochi pensano.

Spegnere per un attimo il fuoco della passione, delle emozioni, sentimenti e quasi freddamente :

usare il cervello.

La vita è tutta una questione di scelte.

Ad un certo punto potresti trovarti in una situazione infernale senza neanche ricordare come ci sei finito.

Non farti guidare solo dai sentimenti del momento.

Fai un ragionamento a mente fresca lontano dalla tua/o fidanzata/o e pensa bene a ciò che stai per fare. Se insorgono troppi dubbi e l’intelletto ti porta a pensare “ sto facendo non la migliore delle scelte”, allora lascia stare e cambia strada, anche se tutto il resto ti spinge nell’altro verso.

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“va dove ti porta il cuore” non è una boiata assoluta, ma è una mezza verità, anche quello è importante. Io dico, prima la testa, poi il cuore, anche se entrambi funzionano comunque sempre assieme.

Insomma la felicità ha il suo prezzo. Costa. E’ cara. Non è gratuita come molti ci hanno fatto credere. Bisogna fare, durante la vita, tanti sacrifici, rinunzie. Sembra un controsenso perché i più superficiali sono convinti del contrario, godersi tutto subito. Tanto lavoro come dice la nostra psicologa.

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Per esempio, immagina che nell’arco di un breve periodo conosci 2 ragazze di cui ti innamori, da entrambe hai “carta bianca”, la prima ha il corpo e viso di Eva Mendez, ma con caratteristiche psico-socio-emotive buone ma non eccellenti rispetto a quello che tu desideri, e la seconda, Lara, è assolutamente attraente ma come una ragazza normale  ma interiormente senti che è l’ideale per te.

In questo caso ti trovi davanti ad una scelta. Magari entrambe possono funzionare come fallire.

Sembra facile per molti, ma tieni conto che Eva ti fa emozionare e bollire il sangue mentre la nostra “Lara” ci fa stare bene ma in maniera più tranquilla e pacifica.

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In entrambi i casi bisogna rinunziare a qualcosa e 10-20 anni dopo si vedranno i risultati di questa scelta che dipenderà anche da una seconda scelta altrettanto importante : come abbiamo deciso di comportarci e di agire in questi 10-20 anni? Cosa abbiamo fatto per preservare e nutrire la relazione?

Immaginiamoci due o più dimensioni parallele che rappresentano i possibili futuri, le possibili scelte: Probabilmente il vostro io più felice ha scelto Lara preservando e nutrendo la relazione con impegno sacrificio, cosa forse più importante della scelta della ragazza.

Alexander Casu Lorne

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COSA NON FUNZIONA DEL CAPITALISMO

Un sistema economico che crea milioni di morti di fame, poveri e bisognosi non può durare per sempre. Questo modello, brucia ogni anno più risorse di quanto il pianeta non ne possa rigenerare: un risultato fallimentare e deleterio.

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Fino a qualche decennio fa in pochi si interrogavano se il sistema capitalistico fosse giusto o meno. In realtà, finché lo spettro della povertà toccava paesi lontano dal nostro, poco ci importava. Senza questa crisi economica sarebbero ancora in pochi a farsi delle domande.

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Ho intervistato il Dott. in scienze politiche e scrittore Giovanni Leonardi chiedendo che cosa non funziona del capitalismo:

“Quello che non funziona sostanzialmente è che il capitalismo non ha una visione.

Il capitalismo è un sistema economico, non guarda in faccia a nessuno, sono flussi di capitale, che non sono razionalizzabili. Quello che può razionalizzare il capitalismo sono le scelte politiche. Questo è il punto fondamentale.

Il capitalismo è uno strumento che l’uomo se vuole può utilizzare.

Quando parlo di capitalismo intendo in senso generale, quindi le scelte di tipo liberistico in termini di mercato.

I mercati vanno razionalizzati perché esistono distorsioni che non possono auto correggersi se non facendo soffrire moltissime persone che verranno danneggiate.

Ogni strumento economico, tecnico, scientifico ha bisogno di scelte politiche, il modello di società che noi scegliamo di avere, deve indurre le scelte capaci di farci andare in una direzione specifica.

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Queste scelte sono a servizio di un modello.

Quello liberale prevede una serie di cose che possono anche essere positive, il problema è che sono spesso a servizio di gruppi di potere, qui si cade alla fine in modelli illiberali.

Chi mettiamo al centro della nostra società?

L’uomo od il capitale? La persona od il mercato?

Questa è una scelta politica.

Qualcuno potrebbe dire mettiamo l’uomo attraverso il mercato.

E’ possibile. Ma il mercato non può essere lasciato completamente libero in senso assoluto.

Ci sono elementi che distolgono la realtà, come ad esempio la falsa o incompleta informazione.

Se io non ho una informazione adeguata dell’andamento reale del mercato, questo crea inefficienza.

Di conseguenza le scelte di allocazione delle risorse saranno deleterie.

Le scelte politiche possono cambiare le cose.”

In cima all’articolo trovate l’intervista video.

Alexander Casu Lorne

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ACCETTARE SE STESSI, LA CHIAVE E’…

Esiste un argomento che non sia stato banalizzato? Accettare se stessi è una delle tematiche che lo sono forse state di più. Arrivo subito al punto. Sembra facile ed è un consiglio che tutti abbiamo sentito milioni di volte ma per la maggior parte di noi, accettare se stessi è una delle cose più difficili nella vita, e non solo dal punto di vista materiale ( Status sociale, beni posseduti, lavoro ecc..) che estetico ( corpo, sex appeal, forma fisica).

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Non è vero che il giudizio del mondo esterno non ci influenza. Ovviamente, i più distaccati, forti e sicuri sono spesso meno influenzabili, ma in fondo anche se non ce ne rendiamo conto, quello che facciamo, diciamo, pensiamo, come ci vestiamo, come giudichiamo noi stessi allo specchio è sempre anche frutto della visione altrui. Inutile negarlo.

Prima di tutto cosa vuol dire accettare se stessi?

Molti pensano che questo voglia dire arrendersi a come siamo ed essere fieri magari della propria pancia o del proprio carattere ed in poche parole “fregarsene” completamente di tutto.

Magari lasciarsi anche un po’ andare e non curarsi più di se stessi o solo in minima parte.

No. Penso che come dice Ilaria, la nostra scrittrice intervistata con molta esperienza sull’argomento, accettare se stessi è un lungo processo che dovrebbe partire da quando siamo piccoli.

Accettare se stessi vuol dire conoscere se stessi, ricercare la propria identità, sviluppare le proprie capacità fino ad arrivare alla consapevolezza che il nostro corpo, i soldi che abbiamo, i beni che possediamo non valgono nulla rispetto a ciò che c’è dentro di noi. Quello che siamo è immenso. La nostra anima e la nostra mente ci collega all’intero universo. Ci permette di arrivare a fare ciò che fino a 100 anni fa era considerato impossibile. Al di là delle nostre credenze, è innegabile che le potenzialità più formidabili dell’uomo risiedono nell’interiorità e non nell’esteriorità. Altrimenti ci saremmo forse già estinti divorati da animali ben più grandi e feroci.

Cosa vuole dire conoscere se stessi?

È una domanda un po’ complicata.

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Prima di tutto io penso che se non hai gli strumenti per farlo, le basi, è quasi impossibile andare in profondità, visto che dietro questa domanda ci sono forse 10mila o più anni di storia, religione, filosofia e 100 anni circa di psicologia.

Ma anche senza andare in profondità, e bada che non mi riferisco ad un processo meramente intellettuale (inutile) ma ad uno più spirituale, che non è neanche meramente religioso-dogmatico.

Insomma difficile da spiegare. Conoscere se stessi, vuol dire da un lato essere consapevoli del proprio carattere, emozioni, sentimenti, reazioni nelle varie situazioni. Capire cosa vogliamo. E per queste cose l’aiuto di un buon psicologo è sempre raccomandabile, visto che quest’ultimi, al contrario di ciò che molti pensano non servono solo a curare i “matti”.

Dall’altro lato “conoscere se stessi” è quell’infinito processo di cui si occupa anche questo blog, krisis21.com, in cui un individuo si interroga su quello che è il funzionamento dell’universo e del ruolo che egli ha all’interno dello stesso. E’ quel processo in cui una persona fa i bagagli e si dirige verso un infinito viaggio che qualcuno ha chiamato “la ricerca della verità”. Io amo chiamarlo anche ricerca della realtà. Questo richiede anni di ricerca personale, studi, lettura, esperienza, viaggi, conoscenze, amicizie, relazioni.

Insomma si chiama VITA.

Non ci sono scuse per nessuno. Basta volerlo. Chi cerca trova.

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Il problema?

Il problema è che la maggior parte di noi se ne frega.

Mangia beve dorme, va a al lavoro e consuma, accumulando beni.

Questo è il capitalismo-materialismo.

Il motivo per cui siamo un po’ persi. Ci siamo dimenticati chi siamo.

Ecco il motivo per cui non riusciamo più ad accettare noi stessi.

Schiavi di uno specchio e del giudizio di altri schiavi, dimentichi anch’essi che non siamo galline, nate per beccare il grano nel recinto, ma aquile destinate a solcare i cieli.

Io penso che la chiave dell’accettare se stessi risieda nella costante acquisizione di questa consapevolezza.

Alexander Casu Lorne

Non perdetevi l’intervento di Ilaria Caprioglio sull’argomento:

Accettare se stessi è difficile per tutti. E’ difficile per chi nasce con requisiti estetici che potrebbero agevolarlo e per chi invece ha requisiti che potranno penalizzarlo. Ho maturato questa convinzione, accettare se stessi è un processo che dura una vita. Le modificazioni del nostro essere sono costanti, nell’adolescenza ovviamente è un periodo più complicato ma questo cambiamento va avanti per tutta la vita fino all’invecchiamento. Penso che non sia solo un processo individuale.

Se una persona nutre anche la propria anima, sembra una banalità ma è così, quindi nutre la propria interiorità… è più facile che accetterà i cambiamenti, l’invecchiamento,di non essere perfetto come la società ci richiede. E’ un processo collettivo perché bisogna insegnare ai nostri ragazzi, fin da piccoli, (e questo richiede che già noi ce l’abbiamo dentro) a sviluppare quelle capacità empatiche che oggi giorno si sono smarrite. Se noi aiutiamo i giovani a guardare il prossimo con le sue diversità con rispetto, che dalla radice della parola, “respectus”= riguardare, significa soffermarci, quindi avere il tempo da dedicare ad una persona per conoscerla profondamente e non solo in maniera superficiale ed esteriore. Se noi aiutiamo i nostri giovani a capire come fare questo, vivremo in una società molto più solidale e coesa, non avremmo di bullismo e cyberbullismo che purtroppo sta dilagando sempre di più, non avremmo più tutti questi problemi di stima legati ad un’immagine corporea che non appaga e non soddisfa, ma avremmo persone più serene perché non saranno più perennemente sottoposte al giudizio altrui che poi alla fine è sempre un giudizio estetico, visto che ci si sofferma sempre alle apparenze. Non ci si sofferma sull’essere di una persona perché per quello ci vuole tempo e le persone non hanno più tempo da dedicare agli altri. Se poi ci ritroviamo in una società dove il rispetto e la solidarietà prevalgono questa sofferenza svanirà in modo naturale.”

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NON È MAI TROPPO TARDI ! NIENTE È IMPOSSIBILE! ANDREA REALIZZA IL SOGNO DI UNA VITA, MA ALL’ESTERO

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Viviamo in tempi molto difficili, ogni anno, milioni di sogni, speranze e progetti di giovani italiani vanno in frantumi. Come mi disse una volta un’economista italiano: “questo non è un paese per giovani”. Non voglio sembrare pessimista, anzi, questo articolo sarà tutt’altro. Qui parliamo di speranza e come dice il titolo “niente è impossibile”. Ma è anche giusto ricordare quanto difficili siano le condizioni in cui generazioni di Italiani devono vivere, anche per applaudire chi, con tanta fatica, coraggio e sacrificio e magari un pizzico di fortuna è riuscito a realizzare un sogno qui o all’estero.

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Ogni anno, quasi centomila italiani decidono di uscire da questa penisola e cercare fortuna altrove. Attualmente, circa 1 giovane su 3 si ritrova senza lavoro e gli altri “2 e mezzo” lavorano in condizioni di grande precariato, guadagnando troppo poco per potersi costruire una totale indipendenza dalla famiglia. Chi trova lavoro qui in Italia, si rende conto molto presto di non essere poi così fortunato, spesso viene ingannato, truffato, gli vengono fatte molte promesse e diventa vittima di sfruttamento e per i più sfortunati, arrivano anche maltrattamenti con tanto di mobbing. Se sei un giovane sensibile, creativo, con tanti sogni nel cassetto, una volta persa la speranza, puoi facilmente finire in depressione e nonostante tu sappia di avere molte capacità e potenzialità, unite magari a qualche laurea, ti senti un fallito, un uomo finito.

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Molti non ce la fanno ed il mondo perde per sempre una stella che non è mai arrivata al suo massimo splendore ed anche se nessuno se ne accorge, questo triste evento è una perdita per tutti.

Vi è mai capitato di sentirvi così? Di pensare “ ok sono fottuto”, “ora cosa faccio? È la fine” ?

Alcuni invece, come una araba fenice, rinascono dalle proprie ceneri e riescono a spiccare il volo verso il cielo del firmamento.

Mai arrendersi, la vita mi ha insegnato che per quanto il passato od il presente siano bui, un futuro radioso ci potrebbe aspettare, e come l’esperienza di Andrea ci insegna, i sogni non vanno sognati per essere realizzati, non vanno solo desiderati, ma progettati, costruiti con il sangue e sudore.

Io però ho un consiglio in più da dare a chi ha ricevuto fin troppe delusioni, “don’t look back”, non guardarti indietro, usa un po’ di immaginazione e crea una visione del futuro in cui tu sei già con la “coppa di champagne” in mano e guardi al tuo operato dicendo “wow che avventura”, “non pensavo, ma ce l’ho fatta a realizzarlo questo sogno!” ;  in realtà non è un sogno, ma un progetto, una missione. Se poi in questa missione c’è anche una bella dose di altruismo, amore e passione, tutto sarà più facile.

L’Italia ha perso un’altro giovane italiano straordinario, io l’ho intervistato.

Spero che la sua storia, assieme alle foto, possa colpirvi e magari commuovervi come ha fatto con me, vi presento Andrea Pompele:

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Andrea, hai realizzato un sogno, oggi

sei una guida di safari e di viaggi meravigliosi. Tuttavia non è sempre stato così.

Hai passato annate molto difficili e stressanti prima di arrivare fino a qui.

Parlaci un po’ degli anni “bui”, cosa facevi? Cosa hai provato?

Andrea:” Dopo la laurea specialistica in ecologia e prima quella triennale in biologia ecologica con indirizzo in etologia mi sono scontrato con la difficile realtà accademica italiana, nessuna speranza. Perciò mi sono buttato sul mondo del lavoro cercando di spendere al meglio la mia qualifica universitaria. Peggio del previsto ovviamente. Nel mio campo di studi non c’erano opportunità, ho cambiato diversi lavori a progetto, finendo poi nel compromesso delle multinazionali. Non esattamente quello che speravo di fare nella vita. Qui però ho trovato un’opportunità di lavoro concreto che dopo qualche anno di sudore e 3 diverse mansioni mi ha offerto gentilmente di stare a galla nella confusione dello stress e nella prospettiva di una carriera del tutto immaginaria. Ero infelice e sotto pressione ogni giorno.”

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Ad un certo punto è scattato qualcosa. Cosa ti ha spinto e cosa è successo?

 “Come nella maggior parte dei casi non è stato il lavoro la scintilla che mi ha acceso verso il cambiamento: ho avuto problemi di salute e personali piuttosto grossi che hanno portato alla rottura del mio matrimonio. Da qui è maturata la necessità di una riflessione profonda: ad un certo punto della vita ti devi chiedere cosa vuoi fare da grande e io ho deciso che era troppo tempo che mi raccontavo bugie e ho scelto di cambiare. Quello che mi spingeva era la consapevolezza profonda che non stavo facendo quello che sognavo di fare, me la raccontavo da solo e non stavo vivendo, stavo sopravvivendo. Cercavo di compensare la mia frustrazione profonda con surrogati che mi sembravano importanti: la casa, la macchina, il cellulare, le vacanze, le donne etc…invece di vedere cosa era realmente importante per me, i miei sogni di bambino. Sognare è una cosa seria e bisogna lavorare ogni giorno per realizzare i propri sogni, a quel punto non c’è niente che ti possa fermare, tranne, appunto, te stesso. Quando capisci che solo tu puoi cambiare la tua vita, tutte le opinioni, voci, consigli e soprattutto aspettative che gli altri proiettano su di te non sono altro che illusioni. Tu stesso le crei, dando loro importanza e trasformando queste aspettative altrui in tue, danneggiando la tua potenzialità reale, vivendo come gli altri vorrebbero che tu vivessi non come tu vorresti e dovresti vivere, cioè seguendo la tua natura, i tuoi sogni. Non c’è niente di più reale dei sogni.

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Torniamo al presente. Dopo questo grande gesto di coraggio e dopo tanti sforzi, si è

realizzato questo sogno. Oggi sei guida di emozionanti avventure in Africa, in

particolare nella savana ed inoltre hai aperto un bellissimo blog dove racconti in

maniera molto passionale il tuo vissuto nel regno della natura e dove pubblichi foto

mozzafiato.

Parlaci di questa tua passione e di come l’Africa e madre natura ti hanno trasformato e

perché secondo te.

Ci è voluto un po’ in realtà non è che uno si sveglia la mattina e BAM, tutto è diverso, devi lavorarci su. Cambiare giorno per giorno, senza perdere neanche un attimo di tempo. La natura è la mia passione da sempre e l’Africa mi ha sempre affascinato fin da bambino, sognavo di vedere di persona quei posti che osservavo nei documentari oppure nei film. L’Africa ti cambia sicuramente nel momento in cui la vivi giorno per giorno, pensa che giro scalzo nella savana nel campo dove lavoro e faccio fatica a mettermi le scarpe ora, nonostante ci siano pericoli di farsi male in ogni angolo. Direi che più che altro sto seguendo la mia natura, mi sto liberando di un bel po’ di sovrastrutture che limitavano la mia libertà di azione, di pensiero e di espressione. Ho realizzato concretamente che questa era la vita per me quando per la prima volta ho guardato un leone ad un metro di distanza negli occhi, stavo seguendo il training per diventare guida di safari e tutti nella macchina erano emozionati, mentre io mi sono accorto che ero totalmente rilassato e tranquillo, a mio agio. Certamente sono una guida professionista ma mi sono evoluto un po’ e sono diventato camp manager di un campo tendato in un parco nazionale in Tanzania, sono trainer e responsabile delle guide e faccio in modo di sfruttare l’esperienza per formare gli altri, oltre a vivere nel parco nazionale più wild che ci sia in Tanzania, il Ruaha National Park, con gli elefanti che entrano nel campo e i leoni che ruggiscono di notte. Un paradiso.

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Quali sono state le difficoltà che hai trovato nel realizzare questo progetto: costruirti

questa professione e tenere in piedi un Blog?

Le difficoltà sono tante, primo perché non hai una chiara idea di come funziona questo mondo finché non ti ci catapulti dentro, secondo perché devi studiare tantissimo per ottenere un risultato professionale e terzo perché spesso ti trovi a lottare con mille difficoltà sia pratiche che teoriche, questo non è un lavoro, è uno stile di vita, che devi comprendere e accettare fino in fondo, non ci sono scappatoie, non esistono vie d’uscita, è una scelta, non una fuga, e deve essere consapevole e profonda.

Tenere in piedi un blog non è facile soprattutto quando hai mille cose da fare! Gestire un campo tendato nella savana in mezzo al niente richiede un impegno costante e il tempo a tua disposizione scarseggia sempre, tuttavia con un po’ di buon senso e tanto impegno, anche per il blog occorre darci dentro, ce la faccio. E poi mi piace condividere esperienze e pensieri con gli altri, perciò non ho intenzione di fermarmi anche se ammetto che la frequenza di pubblicazione degli articoli è calata da quando l’ho aperto, tra struttura dei post ed editing dei video e foto è un lavoro lungo. Che però mi appassiona.

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Pensi mai tornare a vivere in Italia o hai mai un po’ di nostalgia?

Nostalgia sì soprattutto della mia terra e delle sue montagne, della mia famiglia, degli amici e soprattutto di mia figlia, con la quale comunque riesco ad avere un contatto pressoché quotidiano via Skype, la tecnologia se usata bene è molto utile. Dell’Italia francamente no. Ad essere sincero non avevo uno scopo, nessuna opportunità e nessuno stimolo e non credo che tornerò a vivere in Italia, sono orgoglioso di essere italiano, tuttavia non appartengo a nessun luogo o paese, il mondo è un posto meraviglioso, e nessun concetto o appartenenza potranno più richiudermi in una gabbia di abitudini, ho voglia di esplorare, sento il bisogno di farlo, è nella mia natura.

Che cosa consigli ai giovani Italiani e Valdostani che sono indecisi su che cosa fare,

dove andare e che sono un po’ demoralizzati dalla difficile situazione economico

finanziaria del nostro bel paese?

Di fare quello che a loro piace davvero. Le persone felici e soddisfatte sono persone migliori in tutti i sensi e sono persone di successo, che non si misura certo con la capacità economica, bensì con il tempo che spendono nel realizzare i propri sogni, dovunque essi portino. Di non aspettare che le cose si sistemino, tanto non si sistemano da sole, cominciate a cambiare voi stessi e la vostra prospettiva di vita cambierà all’istante, le possibilità si presenteranno a voi, studiate nuove soluzioni e non perdete tempo la vita è una sola e va vissuta. Imparate le lingue bene, sono la chiave per aprire la porta verso nuove opportunità e viaggiate, muovetevi, andate. Il mondo è in costante evoluzione e occorre essere sempre più pronti e disponibili al cambiamento. Il modo migliore per fare le cose è farle.

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Ringrazio Andrea per la sua disponibilità e gli auguro di continuare su questa strada.

Vi invito a seguire il suo bellissimo Blog:

http://adventurelifeprojectafrica.blogspot.it

Ho anche pensato di condividere con voi la bellissima canzone di Ranzie Mensah,

“It’s Never too Late”, non è mai troppo tardi.

Alexander Casu Lorne

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LE PROFONDE RADICI DELLA CRISI IN EUROPA

La crisi della zona euro ha oltrepassato il limite. In ogni periodo storico, esiste una sottile linea invisibile, una volta oltrepassata, si spezza qualcosa che mette in moto una concatenazione di eventi imprevedibili che sono molto difficili da fermare.

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Le disuguaglianze che la nostra economia occidentale ha portato nei paesi del così detto “terzo mondo” ci hanno raggiunto e i mali del capitalismo, dell’economia finanziaria stanno mettendo in ginocchio non solo l’Africa, il Sudamerica, ma anche l’Europa. L’Euro, che doveva essere l’apripista per una nuova Europa unita, è diventata la moneta più odiata dai popoli e sta risvegliando sentimenti di nazionalismo e razzismo che pensavamo aver seppellito sotto le bombe e macerie della seconda guerra mondiale più di 70 anni fa.

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Lo spettro della fame e della guerra è tornato, rapido come il vento, a bussare alle porte del vecchio continente. Dopo decenni di lotte e conquiste di diritti acquisiti dai nostri padri, nonni e bisnonni, molto velocemente, con la scusa dell’assoluta necessità di una politica di austerità e tagli, tutto sta morendo. La democrazia, i diritti, le pari opportunità. Purtroppo siamo una generazione di bambocci mezzi addormentati, distratti dai media, dal divertimento, dal cinema.

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Non abbiamo l’entusiasmo, il coraggio e la solidarietà che servirebbe per attuare un potente ed inevitabile cambiamento…o forse si? Comunque sia, dovremo “farcelo venire”. La mia paura è che, come spesso succede, ci sveglieremo quando sarà troppo tardi, quando avremo perso tutto.

Ma forse abbiamo già perso tutto…. o forse non è troppo tardi.

Come sempre, ci piace credere nell’esistenza di  una soluzione veloce e miracolosa dei problemi, come una facile uscita dall’euro, che però hanno una radice molto profonda.

Vediamo in questa intervista di Beppe Robiati un’analisi sulle profonde radici della crisi in Europa.

Alexander Casu Lorne

Vi scrivo qui una piccola parte del suo intervento, ma non perdetevi l’intervista video in cima all’articolo:

Giuseppe Robiati:

Il tema dell’Europa è molto interessante perché viviamo in Europa, leggiamo i giornali, guardiamo la Tv, vediamo questi problemi ma nessuno sa cosa fare. Come sempre dobbiamo andare a guardare a l’origine. Io ero ragazzo negli 50′ quando nacque il mercato comune Europeo con 6 nazioni che si misero insieme con alcune regole comuni. Avevano capito che così facendo avrebbero potuto vendere meglio il proprio prodotto. Piano piano queste nazioni sono diventate 9, 12 poi 27 …. ad un certo punto decisero che era molto importante avere una moneta comune. Una decisione molto importante che però era troppo presto nella fondazione di una moneta comune senza avere le basi comuni. Noi abbiamo creato l’Euro senza avere creato l’Europa. Oggi, ogni nazione europea fa per sé. Non abbiamo una politica comune sullo sviluppo economico, sulla parte fiscale, sul sistema del lavoro. I contratti di lavoro sono diversi ed ogni paese………” ( Vedi Intervista video)

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PERCHÉ CELLULARI E SOCIAL NETWORK POSSONO UCCIDERE I RAPPORTI UMANI

Qual’è la prima cosa che ti viene in mente quando pensi alla “comunicazione fra due o più persone”?

Di solito tutti pensano ad una conversazione, uno scambio di opinioni, il raccontarsi delle storie o semplicemente la propria giornata. Dopodiché viene alla mente il contatto visivo, attraverso il quale possiamo osservare le espressioni facciali, la postura, gli indumenti della persona a nostro fianco e tutti quelli che sono gli aspetti del linguaggio corporeo. Quando gli sguardi si toccano entriamo poi in un’universo molto più profondo. Gli occhi più di ogni altra cosa forse sono il libro dell’anima, ma in pochi lo sanno leggere, interpretare e tradurre. Il tono e volume della nostra voce inoltre è così importante da poter cambiare completamente il significato di una frase e può essere usato per addolcire la nostra presenza od intimorire il prossimo. Pensiamo anche al contatto fisico, come ad esempio una stretta di mano che se data nel modo giusto, diventa sinonimo di amicizia e rispetto, e se data solo con la punta delle dita in maniera frettolosa, viene interpretata come gesto di disprezzo e rifiuto.

Un elemento che in molti si dimenticano è l’azione. Se per esempio compriamo un costosissimo giocattolo per il nostro cane e pochi giorni dopo, arrivato il giorno del compleanno della nostra amata fidanzata, gli regaliamo una collanina finta di plastica dal valore di pochi centesimi di Euro, è evidente che le stiamo comunicando che amiamo di più prenderci cura del nostro cane.

La verità è che I protagonisti della comunicazione, non sono le parole ma I sentimenti, le emozioni.

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Il problema è che, secondo la Dottoressa in Psicologia Monique Charbonnier, questi “protagonisti” si perdono quasi completamente nel mondo degli SMS, CHAT, Social Network, ed altri mezzi di comunicazione virtuale. Addirittura questa tecnologia, ha il potere di annientare rapporti e relazioni gettando adolescenti e adulti nell’abisso della solitudine, tristezza e depressione; specialmente quando si abusa di questi strumenti rimpiazzando ogni tipo di “contatto reale” con quello “irreale”.

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La comunicazione elettronica conduce molti su un territorio ostile, dove si perde anche contatto con se stessi. Non sappiamo più chi siamo perché per troppo tempo abbiamo costruito un’immagine di noi stessi da “vendere” e pubblicare sul social più alla moda, dimenticando che “ehi ma forse quello non sono io”.

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Ormai non conto più le volte in cui ho visto delle foto su facebook di bellissime ragazze mezze nude che sembravano così spavalde e senza paura, quasi delle piccole popstar su internet con 250 “MI PIACE” per ogni foto in cui mostravano I propri “attributi”. Una volte incontrate in palestra, per strada o nel locale scelto, mi trovavo davanti delle timide bambine impaurite, mezze analfabete che non sapevano come esprimere e trasmettere le proprie emozioni. E come se non bastasse, non erano belle come in foto.

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Molto lentamente, stiamo dimenticando come si fa a comunicare.

Siamo in piena crisi sociale. Eserciti di adolescenti e giovani passano giornate intere attaccati allo Smartphone, Tablet, Iphone,Ipad, PC, Mac a chattare, postare, condividere foto e caricare video ma quando si ritrovano in pizzeria, da McDonald’s o per le vie del centro storico, non sanno cosa dire e finiscono per riattaccarsi al loro strumento di massima alienazione: il cellulare.

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Purtroppo si dimenticano quasi di essere in presenza del loro compagno di scuola o amico d’infanzia oppure cominciano una conversazione che ruoterà intorno a ciò che ormai li accomuna maggiormente: il loro profilo su Facebook e le ultime news in arrivo.

Come conferma la nostra Psicologa, I danni possono essere molto gravi sopprattutto per le persone che finiscono isolate entrando in questo processo di regressione relazionale.

In poche parole si “disimpara” a comunicare e perde la capacità di stare con gli altri perchè è stata eliminata l’anima della relazione umana, le emozioni e sentimenti che non sono sostituibili dagli “Emoticons” o “Adesivi”.

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Il cuore pulsante della comunicazione è fatto di elementi come l’amore, la comprensione, la pazienza di ascoltare anche quando non ne abbiamo voglia. Anche i lunghi silenzi sono importanti. Fanno parte del processo di apprendimento e possono portare tranquillità, diventando anche simbolo di amicizia consolidata dove “non c’è bisogno che diciamo nulla” perché l’importante è che “tu sia qui e ti accetto come sei, non devi dimostrare niente, non ti giudico”.

Possiamo accogliere questa tecnologia usandola in maniera giusta ed equilibrata ma è necessario anche fare “un passo indietro” come dice la psicoterapeuta M. Charbonnier e fare un bel ripasso dell’ABC della lingua del cuore.

Non perdetevi la sua intervista in cima all’articolo.

Alexander Casu Lorne

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Ѐ ARRIVATA L’ESTATE E NESSUNO VUOLE INVECCHIARE: IMMORTALI PER GODERE, CONTENTI MA PER FINTA?

Finalmente è arrivata l’estate, e con essa, aumentano le opportunità per mettere in mostra il proprio corpo. Ѐ cominciata quindi la corsa ossessiva verso la perfezione fisica. Giovani e meno giovani investono enormi quantità di tempo ed energie per raggiungere questo scopo.

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In una società sempre più frenetica dove le relazioni sono sempre più veloci e superficiali, è innegabile che le apparenze prevalgono quasi sempre sulla “vera sostanza” delle persone.

Come potete notare dal video qui in alto, ho intervistato Ilaria Caprioglio, Scrittrice ed autrice del libro “Senza Limiti”,  dice che “ormai viviamo in una società dell’immagine”, “siamo passati dall’Homo Sapiens all’Homo Videns…… e nessuno vuole più accettare l’invecchiamento”.

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Da un lato penso sia normale che l’uomo desideri un corpo sempre giovane, performante e funzionante che gli dia la totale libertà di muoversi e gioire a pieno della vita terrena.

Tuttavia quando questo desiderio diventa un’ossessione, cominciamo a distruggere la nostra capacità di gioire, rischiando di entrare nella psicosi del ventunesimo secolo: l’immortalità. Una socio-psicosi. Lo stile di vita filosofico-economico-sociale che i paesi industrializzati hanno scelto di seguire, porta infatti gli individui a rifiutare il ciclo naturale della vita che finisce con quello che è forse l’evento più censurato dei giorni nostri: la morte, che secondo innumerevoli religioni, credi, culture e testimonianze NDE (esperienze post-mortem) non è nient’altro che il passaggio da una dimensione ad un’altra (esistenza dell’anima umana).

In molte antiche civiltà, erano i valori spirituali, familiari, morali le colonne portanti della vita umana, a cui si dava un significato molto profondo ed elevato. Il destino, lo scopo supremo. La crescita e lo sviluppo della mente e dell’animo. Questo era ciò che veniva considerato importante, visto che al momento del nostro trapasso, sarebbe stato l’unico bagaglio permesso.

Gli anziani erano ammirati, considerati “tesori” da cui trarre conoscenza e benedizioni.

Oggi vengono spesso sbattuti in una struttura lontana e dimenticata da tutti, come un prodotto scaduto. Un peso di cui liberarsi.

Ormai la vita è un prodotto di consumo. Mangia, bevi, spendi, compra, lavora  più che puoi perché come diceva un mio vecchio compagno e amico di scuola, “l’importante nella vita è divertirsi”. Anche a me piace divertirmi, e tanto anche, ma posso testimoniare che l’amore, la spiritualità, la vera conoscenza sono stelle del cielo nel firmamento che portano un tipo di felicità che va al di là di ogni sensazione corporea e ti permettono di godere a pieno di quelle stesse sensazioni materiali che non vanno censurate o proibite come se fossero un male ma solo controllate. Il problema infatti si presenta quando noi eliminiamo o mettiamo da parte quei valori.

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Il materialismo ci lascia infine insoddisfatti, vogliamo sempre di più mentre quando ci eleviamo e coltiviamo quello che ci differenzia maggiormente dal regno animale, le qualità spirituali, non siamo più schiavi e ci sentiamo dissetati e soddisfatti pur senza rinunziare ai “beni terreni”.

L’invecchiamento è forse nient’altro che una lenta liberazione dal nostro corpo che è limitato e che ci rappresenta solo in minima parte, come la punta di un iceberg. Dentro di noi c’è molto ma molto di più. Credo che se dovessimo paragonare la nostra anima al nostro corpo e cercare una similitudine adeguata, potremmo dire che se il nostro corpo è un raggio di sole riflesso,con la capacità di infuocare un pezzo di carta; la nostra anima è il sole stesso che illumina e dà vita all’intero sistema solare. Eppure passiamo la nostra esistenza a giudicare gli altri e noi stessi per questo corpicino che presto o tardi si appassirà. Oppure giudichiamo sulla base di atteggiamenti e modi di fare che consideriamo “cool” = ”fighi”.

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Abbiamo fondato la nostra società su un’illusione e su un sistema economico-sociale basato sul consumo, (materialismo selvaggio) e forse la mania per le apparenze esteriori e il desiderio di immortalità terrena testimoniano che siamo sulla strada sbagliata, visto che alla fine tutto ciò sta distruggendo non solo la felicità nostra e delle future generazioni, ma anche il nostro stesso benessere materiale che il “sistema” ci aveva promesso.

Vi lascio con Ilaria Caprioglio che in una breve intervista, fa un’analisi molto interessante sull’argomento in questione (vedi video all’inizio dell’articolo)

Alexander Casu Lorne

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