DIFFICOLTÀ E SFIDE DI VIVERE IN UNA PICCOLA CITTÀ: come affrontarle

Almeno una volta nella vita, tutti hanno sognato di vivere in un villaggio sperduto immerso nella natura e lontano dal traffico delle grandi megalopoli. Crescere I propri figli in un ambiente a misura d’uomo dove tutti si conoscono e dove ci sentiamo sempre all’interno di una grande famiglia.
Molte piccole regioni e cittadine “ricche” sono ogni anno in cima alle classifiche Istat per qualità di vita. Tuttavia molto spesso quest’ultime sono anche in cima ad un’altro tipo di classifica: depressione, suicidi, alcolismo, divorzi…

In un ambiente piccolo dove “tutti sanno tutto di tutti” o quasi, la pressione psicologica sul singolo individuo può infatti essere maggiore rispetto ad una grande città, dove possiamo anche permetterci di girare mezzi nudi per esempio, senza che nessuno ci degni della minima attenzione e senza che nessun familiare o conoscente venga a saperlo.

Secondo la Psicologa Monique Charbonnier, l’elemento fondamentale che può mandare in crisi specialmente un adolescente o “giovane adulto”, come ama chiamarli lei, è la paura del giudizio.

Superare la paura delle critiche

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Questo aumenta di conseguenza la pressione che un individuo sente nel doversi conformare, adattare. Imitare ciecamente e “fare come fan tutti” è spesso la soluzione più veloce e facile, direi quasi automatica, per sentirsi pienamente accettati. Il problema è che non sempre queste etichette, questi comportamenti o mode popolari ci appartengono. Uno schema che non rispecchia o che addirittura va quasi in contraddizione con ciò che siamo veramente nel profondo e che inconsciamente ci ritroviamo a seguire nella pratica, può farci ammalare. Questa pratica continua può infatti diventare il nostro modo di pensare ed alla fine, una parte di noi muore. Magari era ciò che ci rendeva unici, quello che ci avrebbe condotto in una strada più tortuosa è vero, ma era la nostra strada. Il nostro destino?

Invece abbiamo preferito scegliere di imboccare il cammino di qualcun’altro. E quando ce ne rendiamo conto, o comunque quando il nostro io, la nostra coscienza fa “mente locale” e ci ritroviamo in un luogo della nostra vita che non è di nostra proprietà, allora soffriamo e ci sentiamo persi… e spesso ci “ammaliamo”.

E’ una sfida la vita. Sempre molto più di quello che immaginavamo. Dobbiamo adattarci bene ma allo stesso tempo coltivare il nostro “io” ed intraprendere un cammino personale. Scoprire chi siamo, prendere coraggio, impegnarci al massimo e partire. Anche se non abbiamo l’approvazione di tutti o di nessuno.

Le mode e le attitudini considerate più “affascinanti”, passano. Essere il “Re” della propria compagnia di amici/conoscenti è la priorità di molti ma è comunque qualcosa di passeggero per tutti. Dopo i 30 anni, dopo il matrimonio, in molti si isolano quasi completamente in queste piccole cittadine e le vecchie compagnie svaniscono nel nulla. Ciò che rimane sono le nostre scelte, qualità e capacità che abbiamo sviluppato. La nostra vera ed unica identità, una volta trovata, ci rende felici. Quando la perdiamo, ci dimentichiamo cosa ci facciamo qui e non sappiamo più chi siamo. La nostra vera identità è come uno specchio che riflette il sole, è bellissima, ci permette di essere molto utili se non essenziali nel mondo in cui viviamo, specialmente se piccolo.

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Mi ricordo ai tempi della scuola persone che erano coraggiose e “quasi affascinanti” all’interno del loro gruppo di “amici-bulli”. Molti di questi però, presi singolarmente, erano irriconoscibli. Quasi balbuzienti.
Tornando al titolo del post, “difficoltà e sfide di crescere in una piccola…”, penso che molto dipende da chi sei, dalla famiglia di provenienza, dalla cultura, dalla religione, dallo strato sociale, dal tuo carattere. Ovviamente, se appartieni alla categoria di persone che sono in maggioranza numerica in quel piccolo posto o luogo, avrai una maggiore probabilità e facilità a “Soppravvivere”. Ma alla fine ciò che ci accomuna tutti è che ognuno di noi deve comunque trovare la propria strada e diventare “Re del proprio Regno” e non della “compagnia di amici/conoscenti” come dice la Psicologa M. Charbonnier. “Re” del regno psichico, dei propri pensieri, dell’io interiore. E’ da questo che dipende il nostro benessere,  e non dalla maschera che portiamo. Ognuno ha la propria visione del mondo ma

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è fondamentale riflettere a fondo su questi concetti perché  “diventiamo ciò che pensiamo” come dice la nostra Psicologa ed io aggiungo di conseguenza: “di ciò che facciamo”.
Anche se apparteniamo alla categoria di persone più diverse, più sensibili, più snobbate, meno accettate, meno apprezzate, meno comprese della nostra piccola cittadina, possiamo imboccarci le maniche, impegnarci il doppio degli altri, e sviluppare i nostri talenti, passioni e capacità per poi metterle a disposizione della nostra piccola comunità.Questo ci renderà liberi.

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Attraverso il nostro lavoro,volontariato e progetti vari abbiamo la possibilità di liberare il nostro potenziale, gioiosi di contribuire generosamente allo sviluppo della nostra piccola città uscendo dalla mentalità competitiva, di prevaricazione e lotta che aumenta i livelli di stress. Anche sen non tutti saranno capaci di comprenderci ed apprezzare i frutti del nostro raccolto, saremo felici e soddisfatti dentro e amati da quei pochi ( o tanti) che hanno deciso di gustare quei deliziosi frutti dal sapore unico.

Ci sono tantissime cose da aggiungere. Infatti questa tematica verrà affrontata nuovamente dal BLOG. Voi cosa ne pensate?

Non perdetevi l’inedita intervista con la Psicologa e Psicoterapeuta Monique Charbonnier in cima all’articolo.

Alexander Casu Lorne

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Informazioni su krisis21

Sono un Videomaker, regista, Blogger. Ho aperto Krisis21.com per dare un contributo alla società: aprire e risvegliare le coscienze. Economia, società, psicologia, spiritualità, scienza, arte, cultura visti da una nuova prospettiva per affrontare la crisi umana individuale e collettiva che stiamo affrontando in questo difficile ventunesimo secolo.
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